Terra Furoris è l'antico nome di tutta la zona, così definita per l'assordante sciabordio del mare nelle notti di tempesta. Infatti Furore è costituita dal piccolo borgo posto all'interno dell'omonimo fiordo, sulla riva del mare e dalla parte alta sviluppatasi lungo le pendici dei monti Lattari (il paese, con le sue case disseminate lungo il costone, è praticamente "invisibile" per chi viaggia lungo l'amalfitana).
Possiede una "forma" urbana caratterizzata dall'assenza, quasi totale, di slarghi e piazze. I due siti sono collegati da una lunghissima scalinata, realizzata nel periodo della Repubblica Marinara, grazie alla quale le merci che giungevano per mare venivano trasportate "a spalle" verso il borgo superiore.
Questa profonda spaccatura, che s'incunea lungo la costa, crea un panorama quasi dolomitico, rotto tuttavia, dalle cristalline acque del Tirreno, le cui onde si infrangono sul breve bagnasciuga. Un tempo tale insenatura era la dimora di pescatori, abbandonata successivamente, è oggi in via di recupero. Il fiordo si raggiunge percorrendo la strada statale 163 che da Amalfi porta verso Positano; dopo aver oltrepassato la Grotta dello Smeraldo, la strada comincia a scivolare verso il mare; poi una curva ed una breve galleria precedono la meraviglia della natura, "il fiordo di Furore".
Il vallone di Furore, è uno dei piu' pittoreschi fiordi di Italia, dove si puo' ammirare un meraviglioso paesaggio che ben si inserisce nello scenario della costiera amalfitana.
Numerose sono le gole che tagliano l'enorme massa montagnosa che precipita a mare; questa, denominata "lo schiato"dal nome di un torrente che "animava" una fabbrica di carta e un mulino, e' senza dubbio la piu' caratteristica con il villaggio di pescatorim semiabbandonato e con il braccio di mare che si insinua profondamente sotto il ponte della carrozzabile e che presenta colorazioni meravigliose. Il paese posto a metri 300 sul livello del mare e' raggiungibile mediante un sentiero in parte a gradini e presenta tre chiese interessanti.La chiesa di S. Michele arcangelo e' a tre navate di cui le laterali, coperte da volte a crociera di sesto acuto. Vi sono quattro cappelle intercomunicanti con la navata centrale madiante archi ogivali ed e' rischiarata da monofore archiature. Il campanile, posto davanti alla porta d'ingresso, presenta monofore per ogni piano, la cella cilindrica coperta da una piccola cupola.
La chiesa di S.Giacomo e' anch'essa a tre navate, quella centrale - con colonne in marmo bianco venato e capitelli a tronco di cono capovolti, che sorreggono archi a tutto sesto - e' coperto da tetto, mentre quelle laterali da volte a crociera. Il campanile a piu' piani, su cui si aprono monofore, divisi da leggere cornici aggettanti e' sormontato da una cuspide rivestita di maiolica.
La chiesa di S. Elia e' ad unica navata fiancheggiata da cappelle. L'ingresso e' nel pianterreno del campanile e presenta la volta a crociera. Rimodernata nel 1474 presenta un pregevole trittico del pittore Angelo Antonelli, datato 1479 e rappresentante la Vergine in trono con ai lati S. Elia e S. Bartolomeo, che testimoniano l'ingresso in Campania della civilta' "prospettica" di origine francescana.